Presentazione del libro “Annina Tragicomica” a Campagnano di Roma

Saba­to 13 gen­na­io alle ore 17:30, pres­so la sala con­fe­ren­ze del Polo Cul­tu­ra­le comu­na­le di Palaz­zo Ven­tu­ri del Comu­ne di Cam­pa­gna­no di Roma, si ter­rà la pre­sen­ta­zio­ne di Anni­na Tra­gi­co­mi­ca di Vivia­na Sca­rin­ci. Si trat­ta di un momen­to di gran­de impor­tan­za per il pro­get­to edi­to­ria­le pro­mos­so da For­me­bre­vi, nel­lo spi­ri­to di una più ampia dif­fu­sio­ne cul­tu­ra­le in siner­gia con le isti­tu­zio­ni e gli ope­ra­to­ri loca­li, pre­stan­do la voce del libro per atti­va­re momen­ti di infor­ma­zio­ne, for­ma­zio­ne e par­te­ci­pa­zio­ne atti­va. Duran­te la sera­ta l’autrice Vivia­na Sca­rin­ci, insie­me alla cura­tri­ce dell’opera Anna Maria Cur­ci e all’Assessore alla Cul­tu­ra del Comu­ne di Cam­pa­gna­no Gio­van­na Maria­ni, dia­lo­ghe­ran­no intor­no ai temi del libro. Saran­no pre­sen­ti il Sin­da­co del Comu­ne di Cam­pa­gna­no, Ful­vio Fio­rel­li e il diret­to­re del­la biblio­te­ca Comu­na­le Dio­ni­sio Moret­ti. Tut­to lo staff di For­me­bre­vi desi­de­ra rin­gra­zia­re l’amministrazione comu­na­le del Comu­ne di Cam­pa­gna­no di Roma per aver reso pos­si­bi­le l’organizzazione dell’evento e l’Associazione Libel­lu­la di Mor­lu­po per la con­ti­nua e frut­tuo­sa col­la­bo­ra­zio­ne.
In occa­sio­ne dell’evento di gior­no 13 gen­na­io, da oggi e per tut­ta la set­ti­ma­na, sarà pos­si­bi­le acqui­sta­re Anni­na Tra­gi­co­mi­ca diret­ta­men­te dal sito formebrevi.it ad un prez­zo spe­cia­le.

Associarsi per il 2018

Con la pub­bli­ca­zio­ne di Pupaz­zi di Piog­gia, For­me­bre­vi festeg­gia i pri­mi die­ci libri nel pro­prio cata­lo­go! È sta­to un cam­mi­no inten­so e feli­ce, all’insegna del dia­lo­go e del­la col­la­bo­ra­zio­ne. In tan­ti han­no cre­du­to al nostro pro­get­to e voglia­mo sin da subi­to rin­gra­ziar­li: i nostri let­to­ri e ami­ci, la reda­zio­ne e i nostri auto­ri, per­ché sen­za il loro con­tri­bu­to nul­la sareb­be sta­to pos­si­bi­le. Il 2018 sarà un anno pie­no di novi­tà. Altri libri, altre sto­rie da rac­con­ta­re, incon­tri, dia­lo­ghi. Ogni nostra ini­zia­ti­va inten­de por­ta­re avan­ti un per­cor­so cul­tu­ra­le che sia stru­men­to di vera cre­sci­ta comu­ne e con­di­vi­sa.
Come sapre­te, le atti­vi­tà di For­me­bre­vi si auto-sosten­go­no e non bene­fi­cia­no di con­tri­bu­ti pub­bli­ci: voglia­mo rima­ne­re fede­li alla linea che abbia­mo trac­cia­to all’origine del nostro ope­ra­re, libe­ra e indi­pen­den­te, ed è per tale moti­vo vi invi­tia­mo a rin­no­va­re l’adesione a For­me­bre­vi, ricor­dan­do che il ver­sa­men­to del­la quo­ta annua­le di 20 € da dirit­to a rice­ve­re como­da­men­te a casa pro­pria tut­te le pub­bli­ca­zio­ni di For­me­bre­vi Edi­zio­ni per l’anno in cor­so.
Vi augu­ria­mo un 2018 pie­no di let­tu­re.
Per mag­gio­ri infor­ma­zio­ni, visi­ta­re la pagi­na dedi­ca­ta.

I “Pupazzi di pioggia” in libreria, trent’anni dopo Calvino

Gen­ti­li let­tri­ci e let­to­ri, sia­mo lie­ti di annun­cia­re l’uscita del deci­mo libro di For­me­bre­vi: Pupaz­zi di piog­giadi Bar­to­lo Angla­ni. Per lun­go tem­po lon­ta­no dal pub­bli­co, oggi è dispo­ni­bi­le in una bel­lis­si­ma veste gra­fi­ca. Buo­na let­tu­ra!

La tra­ma
Cin­que per­so­nag­gi – un Signo­re Irre­quie­to, un mag­gior­do­mo chia­ma­to Doma­ni, una Signo­ra Gras­sa, un Com­men­da­to­re Distrat­to, un Gio­va­ne Timi­do – si imbar­ca­no per un viag­gio di pia­ce­re e di avven­tu­ra su una nave gui­da­ta da un Capi­ta­no e gover­na­ta da un mari­na­io di nome Per­fet­to Imbe­cil­le. Ma il pia­ce­re e le avven­tu­re non ven­go­no, per­ché un Impie­ga­to dell’Agenzia Viag­gi ha truc­ca­to l’itinerario e con le sue stra­ne istru­zio­ni costrin­ge la nave ad erra­re sui mari. I per­so­nag­gi si rifu­gia­no allo­ra nel rac­con­to di avven­tu­re imma­gi­na­rie. Ma, appro­da­ti su una costa sco­no­sciu­ta, dopo aver sco­per­to che i per­so­nag­gi del rac­con­to inven­ta­to – il Re Incer­to VII e sua moglie la Regi­na Giu­bi­lo­sa, insie­me con mol­ti altri più o meno secon­da­ri – esi­sto­no dav­ve­ro, fini­sco­no per rima­ne­re impli­ca­ti nel­le loro sto­rie.

Ascol­ta un estrat­to


Di segui­to, è pos­si­bi­le leg­ge­re un bra­no trat­to dal­la post­fa­zio­ne:

Tren­ta per fare cifra ton­da. A con­tar­li, qual­cu­no di più. Comin­ciai a com­por­re i Pupaz­zi di piog­gia all’inizio degli anni Ottan­ta. In quell’epoca si scri­ve­va a mano, si bat­te­va a mac­chi­na, si cor­reg­ge­va il dat­ti­lo­scrit­to, si ribat­te­va… In cer­te ore del gior­no e soprat­tut­to del­la not­te non si pote­va lavo­ra­re per non distur­ba­re vici­ni e fami­lia­ri con il tic­chet­tìo dei tasti. Ave­vo ten­ta­to alcu­ni roman­zi, pri­ma d’allora, e dopo aver ste­so un paio di capi­to­li per cia­scu­no mi ero sem­pre fer­ma­to. Ogni vol­ta mi ren­de­vo con­to che le pagi­ne scrit­te non ave­va­no alcun sen­so rico­no­sci­bi­le ed era­no zep­pe di cita­zio­ni di altri roman­zi, di imi­ta­zio­ni, di orec­chia­men­ti. Evi­den­te­men­te non ero ido­neo a crea­re un roman­zo vero e pro­prio. Dopo tre o quat­tro fal­li­men­ti, mi ven­ne da pen­sa­re che tan­to vale­va trar­re par­ti­to da quei difet­ti, rove­scian­do­li in oppor­tu­ni­tà, e imma­gi­nai un roman­zo che non solo non ave­va alcun sen­so ma si van­ta­va qua­si di non aver­ne ed era costrui­to per gran par­te con cita­zio­ni, diret­te o indi­ret­te, da roman­zi, rac­con­ti, rifles­sio­ni altrui. Visto che non ero capa­ce di usci­re dai luo­ghi comu­ni, tan­to vale­va intrec­cia­re una spe­cie di sot­ti­sier che non si ver­go­gna­va di esse­re tale. In un émpi­to di autoe­sal­ta­zio­ne feci il mio , ossia rac­con­tai l’incapacità di scri­ve­re e anzi di pro­get­ta­re un roman­zo nel pie­no signi­fi­ca­to del­la paro­la in cui acca­des­se­ro fat­ti, si muo­ves­se­ro per­so­nag­gi vero­si­mi­li e il rac­con­to arri­vas­se dopo qual­che peri­pe­zia a una qual­che con­clu­sio­ne. Tut­to si muo­ve­va nel gro­vi­glio di una nostal­gia inap­pa­ga­ta per un mon­do in cui le sto­rie era­no sta­te sto­rie, i per­so­nag­gi era­no sta­ti per­so­nag­gi, i roman­zi ave­va­no avu­to un ini­zio, uno svol­gi­men­to e una con­clu­sio­ne. Ave­vo tra­scor­so le miglio­ri ore del­la mia vita, fin da bam­bi­no, immer­so nel­le gran­di sto­rie dei gran­di scrit­to­ri, e non riu­sci­vo a capi­re per­ché improv­vi­sa­men­te quel mon­do si fos­se per­du­to e nes­su­no più fos­se capa­ce di ripro­dur­re quei mira­co­li. Nes­sun nuo­vo Ste­ven­son, nes­sun nuo­vo Mark Twain mi sti­mo­la­va­no ormai a per­der­mi in una sto­ria fino a non per­ce­pi­re lo scor­re­re del tem­po. Un pro­ver­bio dice che a tavo­la non s’invecchia, ma io ho sem­pre sapu­to che è leg­gen­do che non si invec­chia per­ché duran­te la let­tu­ra − a pat­to che essa sia capa­ce di coin­vol­ge­re la tota­li­tà dell’essere − il tem­po si fer­ma e anzi a vol­te arre­tra, e alla fine del libro il let­to­re è diven­ta­to più gio­va­ne e cer­te vol­te è ridi­ven­ta­to bam­bi­no.
L’idea del tito­lo mi fu sug­ge­ri­ta da una vignet­ta di Schulz in cui l’infernale Lucy chie­de­va non ricor­do più a qua­le del­le sue vit­ti­me: «Hai mai pro­va­to a fare un pupaz­zo di piog­gia?» Mi ven­ne in men­te che la crea­zio­ne di per­so­nag­gi veri o vero­si­mi­li era un’operazione tal­men­te dif­fi­ci­le da poter esse­re descrit­ta con quell’immagine: fare un pupaz­zo di piog­gia. Tut­ti son bra­vi a fare un pupaz­zo di neve: ma di piog­gia? Inca­pa­ce com’ero di fab­bri­ca­re veri pupaz­zi di piog­gia, avrei rac­con­ta­to la sto­ria di per­so­nag­gi riu­sci­ti a metà. Un bel gior­no les­si il ban­do del pri­mo pre­mio Cal­vi­no. Con Ita­lo Cal­vi­no ave­vo avu­to un bre­ve rap­por­to per l’edizione del­le ope­re di Giam­ma­ria Ortes, ma ave­vo rite­nu­to poco fine appro­fit­ta­re di quel­la cono­scen­za acca­de­mi­ca per amman­nir­gli la let­tu­ra del mio roman­zo. Ero anche inti­mo­ri­to del fat­to che Cal­vi­no, in un arti­co­lo appar­so sul­la «Repub­bli­ca» (e ora com­pre­so nel­la rac­col­ta del­le sue ope­re) mi ave­va descrit­to, sen­za aver­mi mai incon­tra­to di per­so­na, come una spe­cie di eru­di­to appas­sio­na­to di scar­ta­fac­ci. E poi, pen­sa­vo, chis­sà quan­ti pac­chi di fogli rice­ve ogni gior­no da aspi­ran­ti roman­zie­ri! Per­ché aggiun­ge­re la mia tor­tu­ra alle altre? Dopo qual­che mese il gran­de scrit­to­re ven­ne a man­ca­re e il pro­ble­ma si risol­se bru­tal­men­te e per sem­pre. Ma, quan­do sep­pi del con­cor­so inti­to­la­to a Cal­vi­no, deci­si di par­te­ci­pa­re con i miei Pupaz­zi, che ina­spet­ta­ta­men­te entra­ro­no in fina­le, con altri undi­ci roman­zi, ma non ebbe­ro il pre­mio per­ché quell’anno la giu­ria deci­se di non asse­gnar­lo. Così rima­si vin­ci­to­re ex aequo in una com­pa­gnia piut­to­sto nume­ro­sa.

Un’immagine di Ita­lo Cal­vi­no

Alcu­ni edi­to­ri, incu­rio­si­ti, vol­le­ro leg­ge­re l’opera e dopo qual­che mese mi rispo­se­ro tut­ti di non poter­lo pub­bli­ca­re. Alcu­ni sen­ten­zia­ro­no che il roman­zo era deci­sa­men­te brut­to e incom­pren­si­bi­le, e mi con­si­glia­ro­no di rinun­cia­re defi­ni­ti­va­men­te alla let­te­ra­tu­ra; altri tro­va­ro­no lo scrit­to bel­lis­si­mo, argu­to, iro­ni­co, intel­li­gen­te ma, quan­to a pub­bli­car­lo, affer­ma­ro­no dolen­ti che non rien­tra­va nei pro­gram­mi e nel pro­fi­lo del­la casa edi­tri­ce. Nes­su­no lo defi­nì un’opera media e deco­ro­sa che con qual­che ritoc­co edi­to­ria­le sareb­be potu­to diven­ta­re accet­ta­bi­le: o por­che­ria o capo­la­vo­ro, sen­za mez­zi ter­mi­ni. Tut­ti però si accor­da­va­no nel decre­ta­re che era impos­si­bi­le pub­bli­car­lo.

 

L’autore

Bar­to­lo Angla­ni è sta­to docen­te di let­te­ra­tu­re com­pa­ra­te all’Università di Bari, e in tale veste ha pub­bli­ca­to nume­ro­si volu­mi e sag­gi di cri­ti­ca. Per tut­ta la vita ha col­ti­va­to la scrit­tu­ra let­te­ra­ria. Ha com­po­sto e visto anda­re in sce­na due com­me­die. Nel 2014 ha pub­bli­ca­to la rac­col­ta di rac­con­ti Cen­to modi per mori­re con l’editore Sti­lo di Bari. Il roman­zo Pupaz­zi di piog­gia entrò in fina­le al pri­mo Pre­mio Cal­vi­no. L’autore si è deci­so a pub­bli­car­lo dopo più di trent’anni.

Per acqui­sta­re il libro, clic­ca visi­ta la pagi­na dedi­ca­ta

 

 

Premio Letterario Formebrevi — Aperte le iscrizioni alla Seconda Edizione

Regolamento

 1. Il Pre­mio
Il Pre­mio Let­te­ra­rio For­me­bre­vi vie­ne asse­gna­to ad ope­re di poe­sia e pro­sa che si distin­gua­no per la qua­li­tà, la pecu­lia­ri­tà e la ricer­ca sti­li­sti­ca. Le ope­re con le qua­li si par­te­ci­pa dovran­no esse­re ine­di­te, in lin­gua ita­lia­na e mai pre­mia­te o segna­la­te in altri con­cor­si let­te­ra­ri. Il Pre­mio è disci­pli­na­to dal pre­sen­te rego­la­men­to e si arti­co­la nel­le seguen­ti sezio­ni:
Sezio­ne A – Poe­sia Si par­te­ci­pa invian­do una rac­col­ta ine­di­ta di poe­sie per una lun­ghez­za mini­ma di 250 ver­si;
Sezio­ne B — Pro­sa Si par­te­ci­pa invian­do un’opera ine­di­ta in pro­sa, anche in rac­col­ta, a tema libe­ro, per una lun­ghez­za mas­si­ma di 200.000 bat­tu­te (spa­zi inclu­si);
Sezio­ne C — Le for­me del dire Si par­te­ci­pa invian­do una rac­col­ta ine­di­ta di “scrit­tu­re bre­vi” per una lun­ghez­za mas­si­ma di 50.000 bat­tu­te (spa­zi inclu­si). Sono ammes­se rac­col­te di pro­se bre­vi e fram­men­ti filo­so­fi­ci. Le ope­re con le qua­li si par­te­ci­pa dovran­no pre­sen­ta­re uno spic­ca­to sen­so di ricer­ca e inno­va­zio­ne let­te­ra­ria.

2. Moda­li­tà e ter­mi­ni di par­te­ci­pa­zio­ne
La par­te­ci­pa­zio­ne al Pre­mio è aper­ta a tut­ti colo­ro che abbia­no com­piu­to il diciot­te­si­mo anno di età. Ogni con­cor­ren­te potrà par­te­ci­pa­re ad una o più sezio­ni del Pre­mio.  È pre­vi­sta una quo­ta di par­te­ci­pa­zio­ne di 10 euro per ogni ope­ra pro­po­sta.
Il ver­sa­men­to potrà esse­re effet­tua­to:
— a mez­zo boni­fi­co ban­ca­rio inte­sta­to a: Asso­cia­zio­ne For­me­bre­vi IBAN IT07T0301916701000008923102 Cau­sa­le: Pre­mio let­te­ra­rio;
- con car­ta di cre­di­to o Pay­Pal, diret­ta­men­te dal pul­san­te sot­to­stan­te: 

 

I soci già iscrit­ti all’Associazione For­me­bre­vi per l’anno in cor­so, potran­no par­te­ci­pa­re gra­tui­ta­men­te. È neces­sa­rio invia­re i testi, uni­ca­men­te a mez­zo e-mail, entro la mez­za­not­te del 31 mag­gio 2018 all’indirizzo premio@formebrevi.it (in for­ma­to testo o pdf), cor­re­da­ti dal­la sche­da di par­te­ci­pa­zio­ne debi­ta­men­te com­pi­la­ta e dal­la rice­vu­ta del ver­sa­men­to (entram­bi i docu­men­ti potran­no esse­re invia­ti con scan­sio­ne digi­ta­le). Non saran­no pre­si in con­si­de­ra­zio­ne testi per­ve­nu­ti per posta ordi­na­ria, pri­vi di sche­da di par­te­ci­pa­zio­ne e/o rice­vu­ta del ver­sa­men­to.

3. Giu­ria e Pre­mi
La giu­ria è com­po­sta dal­la reda­zio­ne di For­me­bre­vi Edi­zio­ni: Lilia­na Bru­ca­to, Gio­van­ni Dumi­nu­co, Lia Masel­li, Vivia­na Sca­rin­ci. Il giu­di­zio del­la giu­ria è insin­da­ca­bi­le e inap­pel­la­bi­le; ad essa spet­ta pro­nun­ciar­si sui casi con­tro­ver­si e su quan­to non espres­sa­men­te pre­vi­sto dal pre­sen­te rego­la­men­to.
Per ogni sezio­ne saran­no asse­gna­ti i seguen­ti pre­mi:
Sezio­ne A – Poe­sia — Al pri­mo clas­si­fi­ca­to, pub­bli­ca­zio­ne dell’opera nel­la col­la­na Poe­sia di For­me­bre­vi Edi­zio­ni e n. 30 copie del libro.
Sezio­ne B – Pro­sa — Al pri­mo clas­si­fi­ca­to, pub­bli­ca­zio­ne dell’opera nel­la col­la­na Pro­sa di For­me­bre­vi Edi­zio­ni e n. 30 copie del libro.
Sezio­ne C – Le For­me del Dire — Al pri­mo clas­si­fi­ca­to, pub­bli­ca­zio­ne dell’opera nel­la col­la­na Le For­me del dire di For­me­bre­vi Edi­zio­ni e n. 30 copie del libro.
La giu­ria si riser­va la pos­si­bi­li­tà di segna­la­re e pre­mia­re con ulte­rio­ri rico­no­sci­men­ti gli auto­ri meri­te­vo­li di men­zio­ne, così come di non asse­gna­re il pre­mio qua­lo­ra le ope­re per­ve­nu­te non rispet­ti­no i requi­si­ti richie­sti. Il giu­di­zio del­la giu­ria è insin­da­ca­bi­le e nes­su­na sche­da di valu­ta­zio­ne ver­rà redat­ta per le ope­re non fina­li­ste.

4. Dirit­ti d’Autore
Ai vin­ci­to­ri di cia­scu­na sezio­ne ver­rà offer­to un rego­la­re con­trat­to di edi­zio­ne. I vin­ci­to­ri con­ce­do­no il dirit­to di pub­bli­ca­re l’opera nel­la rela­ti­va col­la­na asso­cia­ta alla sezio­ne di par­te­ci­pa­zio­ne per un perio­do di due anni. Alla sca­den­za dei due anni i dirit­ti d’autore tor­ne­ran­no di pro­prie­tà dell’autore, sal­vo rin­no­vo del con­trat­to, da con­cor­da­re pre­ven­ti­va­men­te. In nes­sun caso all’autore ver­rà richie­sto un con­tri­bu­to per la pub­bli­ca­zio­ne. Per ulte­rio­ri det­ta­gli è pos­si­bi­le sca­ri­ca­re il fac­si­mi­le del con­trat­to di edi­zio­ne.

5. Pre­mia­zio­ne
Le deci­sio­ni del­la Giu­ria saran­no rese note entro il mese di luglio 2018 con comu­ni­ca­to stam­pa e spe­ci­fi­ca comu­ni­ca­zio­ne agli inte­res­sa­ti. Le moti­va­zio­ni sul­la scel­ta del­le ope­re vin­ci­tri­ci saran­no ampia­men­te espo­ste nel­la ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne che avrà luo­go a Cal­ta­nis­set­ta nel mese di otto­bre 2018.

6. Dispo­si­zio­ni fina­li
La par­te­ci­pa­zio­ne al Pre­mio è subor­di­na­ta all’accettazione del pre­sen­te rego­la­men­to in ogni sua par­te. Tute­la dei dati per­so­na­li: ai sen­si del D.Lgs. 196/2003 l’Associazione For­me­bre­vi dichia­ra che il trat­ta­men­to dei dati dei par­te­ci­pan­ti al con­cor­so è fina­liz­za­to uni­ca­men­te alla gestio­ne del pre­mio; con l’invio dei mate­ria­li let­te­ra­ri, l’interessato accon­sen­te al trat­ta­men­to dei dati per­so­na­li.

Alle­ga­ti da sca­ri­ca­re: 
Rego­la­men­to
Sche­da di par­te­ci­pa­zio­ne
Fac-simi­le Con­trat­to di Edi­zio­ne

Segre­te­ria orga­niz­za­ti­va:
Asso­cia­zio­ne For­me­bre­vi
via Miche­lan­ge­lo, s.n. — 93100 Cal­ta­nis­set­ta
premio@formebrevi.it | 329 8336456 | formebrevi.it


 

Del Premio Letterario Formebrevi

Nuo­ve for­me del­la paro­la, tra il limi­te e i per­cor­si del sen­so, paro­la che divie­ne poe­sia e imma­gi­ne, stru­men­to per acce­de­re alle for­me, por­ta­tri­ce di quel segno che ani­ma i pro­ces­si del­la crea­zio­ne e indu­ce al dire, tra­spor­ne i vor­ti­ci sul bian­co. 

Con la con­clu­sio­ne del­la pri­ma edi­zio­ne del del Pre­mio Let­te­ra­rio For­me­bre­vi si è dato vita ad un impor­tan­te e inten­so momen­to di con­fron­to e dia­lo­go sul­la paro­la.  Rifles­sio­ni e let­tu­re che han­no visto pro­ta­go­ni­sti i vin­ci­to­ri , More­na Cop­po­la e Mau­ri­zio Cor­ra­do, dia­lo­ga­re con Vivia­na Sca­rin­ci e Gio­van­ni Dumi­nu­co di For­me­bre­vi, in un per­cor­so comu­ne di con­di­vi­sio­ne ed espe­rien­za del fare let­te­ra­tu­ra, rimar­can­do l’importanza dei lega­mi che ani­ma­no i pro­ces­si del­la pro­du­zio­ne cul­tu­ra­le.

Premio Letterario Formebrevi — Cerimonia di Premiazione a Caltanissetta

Si ter­rà nel pome­rig­gio del 7 otto­bre, alle ore 16:30 pres­so la sala degli ora­to­ri del Museo Tri­pi­scia­no — Palaz­zo Mon­ca­da di Cal­ta­nis­set­ta, la ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne del Pre­mio Let­te­ra­rio For­me­bre­vi, orga­niz­za­to dall’Associazione For­me­bre­vi e rivol­to ad ope­re ine­di­te che si sia­no distin­te per la qua­li­tà let­te­ra­ria e la ricer­ca sti­li­sti­ca. In que­sta pri­ma edi­zio­ne, alla qua­le han­no ade­ri­to nume­ro­si par­te­ci­pan­ti pro­ve­nien­ti da tut­ta l’Italia, la Giu­ria del Pre­mio ha sele­zio­na­to i tre auto­ri vin­ci­to­ri: per la sezio­ne pro­sa, sarà pre­mia­to Mau­ri­zio Cor­ra­do con l’opera “Appun­ta­men­to con l’Arcangelo”; per la sezio­ne poe­sia, More­na Cop­po­la con l’opera “Sgor­bie e Mise­ri­cor­die di Fra­tel­li Elet­tri­ci”; per la sezio­ne “Le For­me del Dire”, Vin­cen­zo Liguo­ri con l’opera “Dal Panop­ti­con”.
I vin­ci­to­ri rice­ve­ran­no il con­trat­to di edi­zio­ne e la pub­bli­ca­zio­ne del­le ope­re nel­le rispet­ti­ve col­la­ne di For­me­bre­vi Edi­zio­ni. Alla ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne saran­no pre­sen­ti la scrit­tri­ce Vivia­na Sca­rin­ci, redat­tri­ce di For­me­bre­vi e l’artista di fama inter­na­zio­na­le Tar­shi­to.
Il Pre­mio Let­te­ra­rio For­me­bre­vi, così come tut­te le ini­zia­ti­ve dell’Associazione For­me­bre­vi, è com­ple­ta­men­te auto­fi­nan­zia­to.

Viviana Scarinci, La rottura dell’argine

La tra­gi­com­me­dia è un tipo di com­po­ni­men­to nel qua­le a vicen­de gra­vi e dolo­ro­se pro­prie del­la tra­ge­dia fan­no con­tra­sto spun­ti e pro­ce­di­men­ti pro­pri del­la com­me­dia. Tale mesco­lan­za gene­ra spes­so dei risul­ta­ti sor­pren­den­ti sia dal pun­to di vista nar­ra­ti­vo che da quel­lo lin­gui­sti­co. Si inqua­dra in que­sta moda­li­tà Anni­na tra­gi­co­mi­ca, ter­zo libro di poe­sia di Vivia­na Sca­rin­ci autri­ce tan­to polie­dri­ca quan­to anti­con­ven­zio­na­le. Nel­la poe­sia con­te­nu­ta in que­sto suo ulti­mo libro Sca­rin­ci vede una sor­ta di riven­di­ca­zio­ne sui gene­ris “la poe­sia può riven­di­ca­re il dirit­to di ognu­no ad ascol­ta­re paro­le diver­se da quel­le che si aspet­ta”. Anna, in que­sta tra­gi­com­me­dia che si situa tra pro­sa e poe­sia, è l’altra da sé, in ogni caso un’identità fem­mi­ni­le “in feb­bri­le atte­sa di tut­te le paro­le che non sono sta­te anco­ra pen­sa­te” per defi­nir­la. “Paro­le che ven­go­no dal bas­so, dall’esperienza che di pri­mo acchi­to è sem­pre muta, piut­to­sto che dall’alto, di uno sco­po o da un sape­re che sa già il fat­to suo per­ché codi­fi­ca­to in modo ine­lu­di­bi­le» scri­ve Sca­rin­ci nel­la post fazio­ne.


Come affer­ma Anna Maria Cur­ci nell’introduzione a que­sto libro: “Anni­na si oppo­ne alla rinun­cia e al sof­fo­ca­men­to, alla men­zo­gna tra­ve­sti­ta con gale e mer­let­ti, al tra­fu­ga­re, per distrug­ger­li, i reper­ti. Sta, imper­ter­ri­ta eppu­re con­sa­pe­vo­le del rischio fata­le, «mol­to vici­no al bor­do», fru­ga, un po’ Anti­go­ne e pur sem­pre Anna (sorel­la Anna?) tra «que­ste altu­re brul­le» e intan­to pen­sa «dovreb­be cer­ca­re tra il coc­cio­pe­sto, i desti­na­ta­ri di que­sta male­di­zio­ne». Pos­sie­de, la sua ricer­ca, un fon­do e un fon­da­men­to pre­zio­so, tra­scu­ra­to da mol­ti: «Fre­mo­no gli ogget­ti spia­ti, sot­to l’universo che li igno­ra.» e, aggiun­go io, se la rido­no di qual­sia­si cata­lo­ga­zio­ne, ché eti­chet­tar­li come “ver­si” o “pro­sa””. Quel­li di Sca­rin­ci sono ver­si che denun­cian­do il loro con­ti­nuo lega­me con la pro­sa e con la com­po­nen­te sag­gi­sti­ca che ha sem­pre con­trad­di­stin­to la scrit­tu­ra di que­sta autri­ce, rac­con­ta­no da capo più di una vec­chia sto­ria ma cer­can­do paro­le nuo­ve per dir­la.

Viviana Scarinci: “Annina Tragicomica”, leggi e ascolta un estratto

I
L’investigazione sul­le dina­mi­che secon­da­rie di un dispo­si­ti­vo ren­de tut­ti un po’ ner­vo­si. Se tace­te pote­te sen­ti­re per­so­ne che pur chia­ra­men­te sfor­zan­do­si non rie­sco­no a dare l’impressione di appar­te­ne­re a un grup­po. Per­so­ne non dispo­ste a con­sen­tir­si un insie­me ras­se­gna­to a veri­tà sem­pre più tra­scu­ra­bi­li.

II

Una chias­sa­ta e altre osti­li­tà nel festi­vo di chiun­que. La gab­bia, il con­te­nu­to attra­ver­sa, che l’oggetto sé stes­so è vola­to e resta­re signi­fi­ca, vici­ni che fos­si­mo, ten­ta­re l’eccezione disper­si­va e rigo­ro­sa di trat­te­ner­ci.


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Aldo Ferraris: “Dal corpo di Psiche”, leggi e ascolta un estratto

Quan­do la piog­gia mor­mo­ra nuo­ve pre­ghie­re
attra­ver­so le chia­re nava­te del­le mie mani
quan­do le foglie grat­ta­no il gri­gio del­le nuvo­le
inci­den­do fes­su­re azzur­re come feri­te
allo­ra non desi­de­ro che la voce del tuo cor­po
dol­ce come risac­ca di un mare dor­mien­te
non desi­de­ro che il tepo­re del tuo ven­tre
col­mo dei doni di que­sto mio lun­go viag­gio.

Il per­cor­so che inse­guo è quel­lo
del seme, il raspa­re di nuo­ve radi­ci
come rami ai bat­ten­ti del cuo­re.
Il per­cor­so che scen­de nel­le vene e sale
nei tron­chi del respi­ro, pros­si­mo
alla fio­ri­tu­ra di una nasci­ta anti­ca.
La via dove abban­do­na­re la ragio­ne
e rinun­cia­re per sem­pre a se stes­si.

È la piog­gia che sca­va una cul­la in me
per le sta­gio­ni anco­ra da sco­pri­re,
da atten­de­re sul­la soglia del mio cor­po
come ai bor­di di una grot­ta som­mer­sa.
Ma le sta­gio­ni s‘incurvano sin den­tro
un altro desi­de­rio, sen­za l’inganno
del­la quie­te, del ripo­so nel­la ragio­ne.
E già si fa inver­no, dovun­que, copio­so.

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Aldo Ferraris, il mito e la poesia

Con­fron­tar­si con il mito del desi­de­rio e del­la crea­zio­ne, signi­fi­ca immer­ger­si in tema­ti­che che ripor­ta­no alla ripe­ti­ti­vi­tà del­la natu­ra, alla immor­ta­li­tà di un flus­so vita­le che nasce, vive, muo­re e tor­na a vive­re con cir­co­la­re onni­po­ten­za. Signi­fi­ca con­fron­tar­si con il cor­po di Psi­che, con la sua oscu­ra bel­lez­za che illu­mi­na le imma­gi­ni del nostro incon­scio; con Deme­tra, scis­sa nel­le tre for­me di ver­gi­ne, aman­te, madre, rap­pre­sen­ta­te dal­le dee Kore, Per­se­fo­ne, Eca­te. Signi­fi­ca por­ge­re la poe­sia a ser­vi­zio del con­cet­to di com­piu­tez­za crea­tri­ce, raf­fi­gu­ra­ta nel luo­go dove si mani­fe­sta silen­zio­sa­men­te, ma signi­fi­ca anche con­fron­tar­si con il tema del­la fer­ti­li­tà, del­la fem­mi­ni­li­tà, dell’amore, del­la mor­te, con paro­le rac­chiu­se nell’umiltà del­lo stu­po­re.

L’Autore
Aldo Fer­ra­ris
, nato nel 1951 a Nova­ra, risie­de sul­la Costa Fle­grea. Ha pub­bli­ca­to le rac­col­te di poe­sia: La cat­te­dra­le som­mer­sa (Rebel­la­to, Quar­to d’Altino — 1978); Ven­ti­due muta­men­ti dell’I KING (TAM TAM, Muli­no di Baz­za­no — 1987); Man­ti­che (Ante­rem, Vero­na — 1990); Codi­ci (Ante­rem, Vero­na — 1993); Horus, paro­la improv­vi­sa (nell’antologia: 7 poe­ti del Pre­mio Mon­ta­le — Schei­wil­ler, Mila­no — 1993) — qua­le uno dei vin­ci­to­ri del Pre­mio Mon­ta­le nel­la sezio­ne ine­di­ti; Gran­de cor­po (Ante­rem, Vero­na — 1997); Anti­chis­si­ma figlia (La luna, Cupra Marit­ti­ma — 2000 — con una inci­sio­ne di Anto­nio Bat­ti­sti­ni); Aci­ni di piog­gia (Gaze­bo, Firen­ze — 2002); Nul­la sarà per­du­to (Archi­vi del ‘900, Mila­no — 2004 — Pre­mio Anto­nia Poz­zi); Dan­za di nasci­te (Azi­mut, Roma — 2006); Immen­sa crea­tu­ra (Lie­to­col­le, Fal­lop­pio — 2008); L’ospite sul­la soglia (Raf­fael­li, Rimi­ni — 2009); Mol­ti­tu­di­ne (Sigi­smun­dus, Asco­li Pice­no — 2013); Paro­la a me vici­na (Giu­lia­no Ladol­fi Edi­to­re — 2016). E’ pre­sen­te nel­le anto­lo­gie: Poe­ti ita­lia­ni nati dopo il 1950, a cura di A. Spa­to­la (Cer­vo volan­te n. 15/16, 1983); Ante Rem — Scrit­tu­re di fine nove­cen­to (Vero­na, 1998); Così pre­ga­no i poe­ti (San Pao­lo, 2001); Vent’anni di poe­sia. 1982–2002 (Pas­si­gli, 2000; Poe­sia in Pie­mon­te e Val­le d’Aosta (pun­toa­ca­po, 2012); Il fio­re del­la poe­sia ita­lia­na (pun­toa­ca­po, 2016). Suoi testi sono appar­si, tra altre, sul­le rivi­ste: Ante­rem, Ate­lier, Capo­ver­so, Gal­le­ria, Gra­di­va, Hor­tus, La cles­si­dra, La mosca di Mila­no, Le voci del­la luna, Nie­bo.

Fabrizio Strada, un esordio tra gli abissi del nero

La paro­la poe­ti­ca apre alla per­ce­zio­ne del mon­do nel­la dimen­sio­ne di una testi­mo­nian­za espe­ri­ta nel viag­gio ulte­rio­re che attra­ver­sa il non det­to, la mate­ria e la sua nega­zio­ne, nell’incessante ricer­ca per sco­pri­re un var­co che rive­li il miste­ro dell’esistenza. In male aper­to è un viag­gio nell’altrove attra­ver­so le aper­tu­re del buio che incom­be nel quo­ti­dia­no, “la sete degli sguar­di” che pre­po­ten­te testi­mo­nia il decli­no dell’umano, in un silen­zio che si fa gri­do e tra­mon­to.

Fabrizio Strada: “In male aperto”. Leggi un estratto

Caval­let­te di mol­let­te

Dome­ni­ca 170.
Sono gior­ni che ti aspet­to nel viva­io di Sta­lin.
Dì addio per sem­pre alla tua vita e vie­ni con me a fare il
fio­re.
La pace è un mor­bo.
Qui inve­ce fac­cia­mo la guer­ra tut­ti i gior­ni
tra­vol­ti dal­le tem­pe­ste di pol­li­ne,
esau­sti, la sera rac­co­glia­mo i cor­pi dei nostri fra­tel­li
e ci addor­men­tia­mo sul­le radi­ci,
come in un tor­ren­te di vene respi­ria­mo
la mate­ria dei nostri ante­na­ti.
L’unica vol­ta che ho accet­ta­to il vostro bene,
l’ostia è sce­sa di tra­ver­so,
apren­do un cana­le di con­qui­ste.

Implo­sio­ne di cre­den­za

Cat­tu­ro gli ele­men­ti
Le spe­zie più dol­ci
Il vino più nero
A tar­da sera
pre­pa­ro la sce­na.