Viviana Scarinci, La rottura dell’argine

La tra­gi­com­me­dia è un tipo di com­po­ni­men­to nel qua­le a vicen­de gra­vi e dolo­ro­se pro­prie del­la tra­ge­dia fan­no con­tra­sto spun­ti e pro­ce­di­men­ti pro­pri del­la com­me­dia. Tale mesco­lan­za gene­ra spes­so dei risul­ta­ti sor­pren­den­ti sia dal pun­to di vista nar­ra­ti­vo che da quel­lo lin­gui­sti­co. Si inqua­dra in que­sta moda­li­tà Anni­na tra­gi­co­mi­ca, ter­zo libro di poe­sia di Vivia­na Sca­rin­ci autri­ce tan­to polie­dri­ca quan­to anti­con­ven­zio­na­le. Nel­la poe­sia con­te­nu­ta in que­sto suo ulti­mo libro Sca­rin­ci vede una sor­ta di riven­di­ca­zio­ne sui gene­ris “la poe­sia può riven­di­ca­re il dirit­to di ognu­no ad ascol­ta­re paro­le diver­se da quel­le che si aspet­ta”. Anna, in que­sta tra­gi­com­me­dia che si situa tra pro­sa e poe­sia, è l’altra da sé, in ogni caso un’identità fem­mi­ni­le “in feb­bri­le atte­sa di tut­te le paro­le che non sono sta­te anco­ra pen­sa­te” per defi­nir­la. “Paro­le che ven­go­no dal bas­so, dall’esperienza che di pri­mo acchi­to è sem­pre muta, piut­to­sto che dall’alto, di uno sco­po o da un sape­re che sa già il fat­to suo per­ché codi­fi­ca­to in modo ine­lu­di­bi­le» scri­ve Sca­rin­ci nel­la post fazio­ne.


Come affer­ma Anna Maria Cur­ci nell’introduzione a que­sto libro: “Anni­na si oppo­ne alla rinun­cia e al sof­fo­ca­men­to, alla men­zo­gna tra­ve­sti­ta con gale e mer­let­ti, al tra­fu­ga­re, per distrug­ger­li, i reper­ti. Sta, imper­ter­ri­ta eppu­re con­sa­pe­vo­le del rischio fata­le, «mol­to vici­no al bor­do», fru­ga, un po’ Anti­go­ne e pur sem­pre Anna (sorel­la Anna?) tra «que­ste altu­re brul­le» e intan­to pen­sa «dovreb­be cer­ca­re tra il coc­cio­pe­sto, i desti­na­ta­ri di que­sta male­di­zio­ne». Pos­sie­de, la sua ricer­ca, un fon­do e un fon­da­men­to pre­zio­so, tra­scu­ra­to da mol­ti: «Fre­mo­no gli ogget­ti spia­ti, sot­to l’universo che li igno­ra.» e, aggiun­go io, se la rido­no di qual­sia­si cata­lo­ga­zio­ne, ché eti­chet­tar­li come “ver­si” o “pro­sa””. Quel­li di Sca­rin­ci sono ver­si che denun­cian­do il loro con­ti­nuo lega­me con la pro­sa e con la com­po­nen­te sag­gi­sti­ca che ha sem­pre con­trad­di­stin­to la scrit­tu­ra di que­sta autri­ce, rac­con­ta­no da capo più di una vec­chia sto­ria ma cer­can­do paro­le nuo­ve per dir­la.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *