Aldo Ferraris: “Dal corpo di Psiche”, leggi e ascolta un estratto

Quan­do la piog­gia mormo­ra nuove preghiere
attra­ver­so le chiare navate delle mie mani
quan­do le foglie grat­tano il gri­gio delle nuv­ole
inci­den­do fes­sure azzurre come ferite
allo­ra non desidero che la voce del tuo cor­po
dolce come risac­ca di un mare dormiente
non desidero che il tepore del tuo ven­tre
col­mo dei doni di questo mio lun­go viag­gio.

Il per­cor­so che inseguo è quel­lo
del seme, il ras­pare di nuove radi­ci
come rami ai bat­ten­ti del cuore.
Il per­cor­so che scende nelle vene e sale
nei tronchi del respiro, prossi­mo
alla fior­it­u­ra di una nasci­ta anti­ca.
La via dove abban­donare la ragione
e rin­un­cia­re per sem­pre a se stes­si.

È la piog­gia che sca­va una cul­la in me
per le sta­gioni anco­ra da sco­prire,
da atten­dere sul­la soglia del mio cor­po
come ai bor­di di una grot­ta som­m­er­sa.
Ma le sta­gioni s‘incurvano sin den­tro
un altro deside­rio, sen­za l’inganno
del­la qui­ete, del riposo nel­la ragione.
E già si fa inver­no, dovunque, copioso.

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