La “brevitas” come stile. Intervista a Giovanni Duminuco sul progetto Formebrevi

Ripor­ti­amo qui di segui­to un’in­ter­vista a Gio­van­ni Dumin­u­co, coor­di­na­tore del prog­et­to edi­to­ri­ale Forme­bre­vi, a cura di Mau­r­izio Cor­ra­do apparsa sul blog di Repub­bli­ca l’Ar­chitet­to nel­la Fores­ta.

Bre­vi­tas come con­ci­sione e preg­nan­za, mas­si­mo sig­ni­fi­ca­to e mas­si­ma sin­tetic­ità. Questo è lo stile di Forme­bre­vi, un edi­tore sicil­iano che ha scel­to un par­ti­co­lare modo di fare sosteni­bil­ità, ce ne par­la Gio­van­ni Dumin­u­co, in un’intervista che va da Fed­eri­co II alla strana lin­gua dei siciliani.

  Chi è, oggi, Gio­van­ni Duminuco.
Ho 37 anni, vivo e lavoro in Sicil­ia. Ho una lau­rea in filosofia e diverse spe­cial­iz­zazioni. Da cir­ca dieci anni mi occupo di for­mazione. Dal set­tem­bre 2015 diri­go il prog­et­to edi­to­ri­ale Forme­bre­vi Edizioni.

Com’eri da bambino?
Ero un bam­bi­no curioso. Sco­prii la let­tura in gio­vane età, com­plice la vic­i­nan­za con la bib­liote­ca comu­nale. Con il pas­sare degli anni diven­tai un grande fre­quen­ta­tore di quel luo­go. Furono anni nei quali com­pre­si del potere rac­chiu­so in quelle forme impolverate.

Come vor­resti essere da vecchio?
Come colui che non ha mai smes­so di guardare al presente.

Come definiresti la tua scrittura?
Vivo la scrit­tura come una costante prat­i­ca di ricer­ca. Scri­vere è pri­ma di tut­to adden­trar­si in una prospet­ti­va di rif­les­sione che coin­volge sé stes­si ed il rap­por­to con la lin­gua e il mon­do. La scrit­tura è pen­siero quo­tid­i­ano, qual­cosa che se ce l’hai den­tro non ti abban­dona, anche quan­do scegli di non scri­vere. Scri­vo prin­ci­pal­mente poe­sia, in una pri­ma fase in ver­si, poi rac­chiusi in un uni­co bloc­co di prosa: questo mi da la pos­si­bil­ità di lavo­rare con estrema pre­ci­sione sia sul­la com­pat­tez­za del testo, che sul rit­mo del­la paro­la. Scri­vo da sem­pre seguen­do ques­ta prat­i­ca, forse per­ché non ho mai apprez­za­to la facil­ità con la quale molti scel­go­no di andare a capo. C’è una grande respon­s­abil­ità nel fare la poesia.

Ho nota­to che gli scrit­tori sicil­iani, D’Arrigo, Con­so­lo, Camil­leri, solo per citarne alcu­ni, ten­dono a non usare l’italiano che ci arri­va dal­la Toscana, ci stan­no stret­ti? O la scuo­la sicil­iana di Fed­eri­co II non si è anco­ra spenta?
La ques­tione del­la lin­gua è un argo­men­to che in Sicil­ia non si è mai esauri­to. Il sicil­iano è una lin­gua com­p­lessa e arti­co­la­ta, con alcune sfu­ma­ture impos­si­bili da tradurre nell’italiano di matrice toscana, trac­ce di pas­sag­gi che tes­ti­mo­ni­ano la com­p­lessità cul­tur­ale e lin­guis­ti­ca del­la mia ter­ra. Tale com­p­lessità si riper­cuote nel­la let­ter­atu­ra e nell’arte in genere: è come sen­tir­si stret­ti den­tro un mod­el­lo che non ti appar­tiene total­mente, non nel sen­so di un ripu­dio del­lo stes­so, quan­to del suo supera­men­to attra­ver­so un’apertura alla ricer­ca di una lin­gua altra, contaminata.

Per­ché nasce Formebrevi?
Forme­bre­vi è un prog­et­to edi­to­ri­ale nato nel 2015 con lo scopo di creare un grup­po di stu­dio inter­es­sato ad un par­ti­co­lare tipo di scrit­tura in lin­ea con il con­cet­to di bre­vi­tas. I nos­tri inter­es­si con­vergevano in quel­la che comune­mente viene chia­ma­ta ricer­ca let­ter­aria, ma che a noi piace definire scrit­ture non con­ven­zion­ali aperte alla ricer­ca. Tut­to ciò si tra­duce nel rig­ore del­la traspo­sizione lin­guis­ti­ca e del­la ricer­ca sul­la parola.

Pochi lib­ri nell’arco di un anno. Bre­vi, nel sen­so di essenziali.

Come scegli­ete gli autori da proporre?
Rice­vi­amo quo­tid­i­ana­mente diverse pro­poste di pub­bli­cazione, ma il più delle volte, anche se si trat­ta di lavori inter­es­sati, siamo costret­ti a rifi­u­tar­le. I lib­ri che scegliamo di pub­bli­care sono il frut­to di attente e med­i­tate let­ture, di con­tinui ritorni sulle pagine, di un par­ti­co­lare lavoro sul­la parola.

Cosa vuol dire fare lib­ri in Sicil­ia oggi?
Sig­nifi­ca pri­ma di tut­to lavo­rare in una ter­ra sol­ca­ta da gigan­ti del­la let­ter­atu­ra. Questo rende il per­cor­so edi­to­ri­ale un’impresa car­i­ca di una respon­s­abil­ità non indif­fer­ente. Siamo molto atten­ti alla qual­ità dei testi, indipen­den­te­mente dal luo­go di prove­nien­za degli stes­si. Le strade del­la comu­ni­cazione telem­at­i­ca han­no decen­tra­to i luoghi di pro­duzione e fruizione: ognuno è anche altrove e di questo ne pren­di­amo atto.

Ci par­la molto di sosteni­bil­ità, c’è una relazione con il vostro modo di lavorare?
Mi piace molto l’idea che i lib­ri di Forme­bre­vi siano sosteni­bili: ognuno di loro è parte di un prog­et­to che con il tem­po com­in­cia a divenire più inter­es­sante. Tra i nos­tri lib­ri vige un sen­so di respon­s­abil­ità, che si tra­duce non solo nel totale rein­ves­ti­men­to dell’eventuale rica­va­to dalle ven­dite di un libro per coprire le spese di stam­pa e dis­tribuzione del libro suc­ces­si­vo, ma nel legame di co-apparte­nen­za che unisce i lib­ri e gli autori che fan­no parte del nos­tro progetto.

Cre­di che sia impor­tante la comu­ni­cazione per dif­fondere il vostro mes­sag­gio? E come andrebbe sviluppata?
La comu­ni­cazione è alla base di qual­si­asi proces­so cre­ati­vo. Per quan­to ci riguar­da, curi­amo molto l’aspetto comu­nica­ti­vo, a par­tire dal­la veste grafi­ca delle cop­er­tine dei nos­tri lib­ri, al sito web. Non ci piace molto la ten­den­za che si è fat­ta stra­da negli ulti­mi anni: il dire a tut­ti i costi, rac­con­tare qual­cosa pur di riem­pire pagine di rifer­i­men­tial fine di essere indi­ciz­za­ti o posizionati meglio sui motori di ricer­ca. Certe cose non pos­sono essere urlate. Un libro è qual­cosa che va scop­er­to, cer­ca­to. La comu­ni­cazione che priv­i­le­giamo mette in pri­mo piano il rap­por­to diret­to con i let­tori, con le librerie cui affidi­amo le nos­tre pub­bli­cazioni, gli  incon­tri e le pre­sen­tazioni che ci vedono pro­tag­o­nisti. Vogliamo che il libro ritorni ad essere stru­men­to di dial­o­go e con­fron­to, non un prodot­to da esporre o dietro il quale nascon­der­si per apparire meno soli

Alessandro Ghignoli, Lenta strana cosa

Lenta Strana Cosa di Alessan­dro Ghig­no­li è la dodices­i­ma opera pub­bli­ca­ta dall’Associazione Forme­bre­vi nel suo prog­et­to di ricer­ca delle qual­ità let­ter­arie non con­ven­zion­ali che prende il nome di Forme­bre­vi Edizioni.

In ques­ta sua opera l’autore ci pre­sen­ta una scrit­tura in prosa che cat­tura la molteplic­ità del divenire, la plu­ral­ità che voci che abi­ta il per­son­ag­gio e le sue rap­p­re­sen­tazioni, l’altro-da-sé che si con­cretiz­za nelle relazioni tra i moltepli­ci logos del­la for­ma dia­log­i­ca. Ma non è la log­i­ca lin­eare a dettare il susseguir­si degli even­ti, ma una cir­co­lar­ità com­p­lessa che ci invi­ta ad osser­vare le cose da pun­ti di vista dif­fer­en­ti, a par­tire da noi stes­si quali sogget­ti che osser­vano, per arrivare a noi stes­si quali ogget­to dell’osservazione: come un sog­no che si ripete, sem­pre lo stes­so, un epi­l­o­go già vis­su­to e conosci­u­to, eter­na repli­ca mai con­suma­ta.

Scrive l’autore:  «Non cre­do nel­la sto­ria, nel fluire lin­eare degli accadi­men­ti, nel loro svol­ger­si nat­u­rale, nel­l’azione con­cate­na­ta, nei gesti che nascono da altri gesti. Ho sem­pre pen­sato che il vivere non sia una nar­ra­ti­va, ma un susseguir­si di piani su piani su piani sovrap­posti, forse così andrebbe let­to Lenta strana cosa. Non è un roman­zo su di me, non è me, è tut­ti gli altri me, i per­son­ag­gi che abi­tano il per­son­ag­gio, il loro dis­cor­rere, il loro scor­rere tra pen­sieri e inci­ampi e parole las­ci­ate al let­tore, e quelle non scritte, mai dette, las­ci­ate al let­tore, las­ci­ate tra ‘Pro­l­o­go’ ed ‘Epi­l­o­go’; in quel­lo spazio, che man­ca ed è, altri piani altri dire. Lì, c’è la scrit­tura, se di scri­vere si trat­ta, se scri­vere è ricostru­ire il mon­do nei mon­di, con le parole oltre ogni ancora».

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L’autore

Alessan­dro Ghig­no­li (Pesaro 1967), ha pub­bli­ca­to in prosa Silen­zio rosso (2003) e in poe­sia La prossi­ma impronta (1999), Fab­u­losi par­lari (2006), Amarore (2009) Pre­mio Loren­zo Mon­tano 2010, La trasmu­tan­za (2014) e diverse mono­grafie sul­la let­ter­atu­ra e sul­la traduzione, ricor­diamo Un diál­o­go trans­poéti­co. Con­flu­en­cias entre poesía españo­la e ital­iana (1939–1989) (2009), La comu­ni­cazione in poe­sia. Aspet­ti com­par­a­tivi nel Nove­cen­to spag­no­lo (2013), La pal­abra ilusa. Transcod­i­fi­ca­ciones de van­guardia en Italia (2014). Ha cura­to e tradot­to volu­mi di poeti spag­no­li e ispanoamer­i­cani, tra i quali José Hier­ro, Luis Gar­cía Mon­tero, Juan Gel­man e Hugo Muji­ca. Col­lab­o­ra con riv­iste acca­d­e­miche, ed è docente universitario.

Per acquistare il libro, visi­ta la pag­i­na dedicata.

 

Annina Tragicomica a “Letti di Notte”

Annina tragicomica - Letti di notte

Giovedì 21 giug­no dalle ore 19:00 si svol­gerà a Brac­ciano la rasseg­na “Let­ti di Notte”. In occa­sione del­l’even­to, orga­niz­za­to dal­l’As­so­ci­azione Cul­tur­ale Lapu­ta, la nos­tra Viviana Scar­in­ci leg­gerà alcu­ni brani trat­ti da “Anni­na Tragi­com­i­ca”.
L’As­so­ci­azione Forme­bre­vi invi­ta tut­ti gli ami­ci che si trovano nelle vic­i­nanze a parte­ci­pare numerosi.
Buona lettura!
Letti di notte

Formebrevi parla francese

Forme­bre­vi par­la francese!
È da poco usci­ta un’in­ter­vista a Gio­van­ni Dumin­u­co su La Bib­lio­thèque ital­i­enne, un prog­et­to incen­tra­to sul­la pro­duzione let­ter­aria ital­iana mod­er­na e contemporanea.
Il prog­et­to, coor­di­na­to da Ges­si­ca Fran­co Car­levero, vuole essere un osser­va­to­rio col­let­ti­vo sul­la let­ter­atu­ra ital­iana, un pun­to di rifer­i­men­to per gli aman­ti del­la let­ter­atu­ra e una risor­sa per inseg­nan­ti e gli stu­den­ti di italiano.
Accogliamo con grande piacere questo even­to, a dimostrazione del nos­tro impeg­no quo­tid­i­ano per dif­fondere la let­ter­atu­ra di qual­ità ad un pub­bli­co sem­pre più inter­es­sato e local­iz­za­to in ogni parte del mondo.

Per leg­gere (in francese) il testo del­l’ar­ti­co­lo, clic­ca qui.

Vito Giuliana, Rosso colore di rosa carnale

La poe­sia è stru­men­to di paro­la. Paro­la che induce ad aprire, scav­are den­tro le cose, nel loro riv­e­lar­si al poeta attra­ver­so il suo dire; paro­la che è alter­ità, for­ma e muta­men­to, aper­tu­ra che riv­ela. Rosso col­ore di rosa car­nale è un viag­gio attra­ver­so la paro­la nel suo far­si muta­men­to, a par­tire dal nome che seg­na dal prin­ci­pio il pro­cedere del­la scrit­tura: è il tem­po che scorre la sostan­za che per­mea l’opera di Giu­liana, l’inesorabile mutare, nel ten­ta­ti­vo del­la paro­la di accedere all’im­mag­ine dis­chiusa, tra i det­tagli del­la mate­ria che il poeta rielab­o­ra nel­la fun­zione dell’agire liri­co. Già a par­tire dal tito­lo dell’opera, un ende­casil­l­abo per­fet­to, il poeta invi­ta il let­tore ad adden­trar­si in un uni­ver­so solo appar­ente­mente costru­ito in prosa, una dire che invo­ca ed esplo­ra le forme del­la poe­sia. Da diver­so tem­po, con il prog­et­to edi­to­ri­ale Forme­bre­vi abbi­amo avvi­a­to un per­cor­so di ricer­ca di quelle che ci piace chia­mare scrit­ture non con­ven­zion­ali, pro­prio per­ché non il lin­ea con il sen­tire comune: non è il con­teni­tore a fare il con­tenu­to; è del dire poet­i­co che bisogna par­lare, quan­do si par­la di poe­sia, al di là dal­la for­ma che questo assume, e con la sua opera Giu­liana incar­na pien­amente questo con­cet­to, alter­nan­do all’immagine sta­t­i­ca del­la prosa la dimen­sione del ver­so poet­i­co, a par­tire dalle rime interne, in un gio­co di riman­di e incro­ci, suoni e rit­mi del­la ver­sif­cazione, un andare oltre che il poeta riv­ela, al di là del fsso e immutabile cristal­liz­zarsi nel­la for­ma, in un elo­gio del can­to di un io liri­co aper­to al dis­ve­la­men­to. Ci piace pen­sare all’opera di Vito Giu­liana come a una cel­e­brazione del­la paro­la poet­i­ca nel suo vestir­si di prosa, poe­sia che è lì nel bloc­co geo­met­ri­co del testo che s’agita al rumore delle immag­i­ni, a vol­ere sveg­liare il son­no pro­fon­do del­la musa, invo­ca­ta e ama­ta, paro­la che descrive una for­ma in divenire, nel suo far­si altro dall’immobile: «nell’ondeggiare, nel tuo muto cantare, nel ven­to pet­tinare su fon­da auro­ra di foglie, sul confne d’un blu che pre­lude alla notte». È nel­la pos­si­bil­ità del­la paro­la di rac­cogliere tale cam­bi­a­men­to che il poeta rin­viene il nucleo del­la poe­sia, la sua instan­ca­bile lita­nia, il  mutare delle cose in un «nero not­turno di spine».
Paro­la che ci invi­ta a riflet­tere, adden­trar­ci tra le pos­si­bil­ità che ogni pen­siero o ricor­do produce.

(Dal­la post­fazione al libro, a cura di Gio­van­ni Duminuco)

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L’autore

Vito Giu­liana nasce a Cam­po­bel­lo di Lica­ta (AG) nel 1952. Si lau­rea in let­tere mod­erne all’U­ni­ver­sità di Pavia. Dal 1960 vive a Vigevano,  dove ha inseg­na­to materie let­ter­arie in un isti­tu­to tec­ni­co. E’ sta­to redat­tore del­la riv­ista di ricer­ca let­ter­aria Anterem di Verona. Ha pub­bli­ca­to testi di poe­sia e di prosa poet­i­ca sulle seguen­ti riv­iste: Alfa­be­ta, Tem­po sen­si­bile, Alla bot­te­ga, Schema, Anterem. Suoi testi sono usci­ti in diverse antolo­gie. Ha pub­bli­ca­to i volu­mi Atlante (Cor­po 10, Milano, 1990), Di altre geografie (Anterem, Verona, 1990), Cat­a­l­o­go (Anterem, Verona, 1992), Lunario (El bagatt, Berg­amo, 1993); Mirabil­ia (Man­ni, Lec­ce, 2000); Sta­ti in luo­go (Book, Bologna, 2000); Paroli a lu vien­tu  (Edi­zioni Isti­tu­to di Cul­tura Popo­lare, Cian­ciana, 2004); La fuiti­na (Micron Editrice, Vigevano 2006).

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Presentazione dei “Pupazzi di Pioggia” alla biblioteca comunale di Ostuni

Il roman­zo Pupazzi di Piog­gia di Bar­to­lo Anglani  è sta­to pre­sen­ta­to ven­erdì 23 feb­braio alle ore 17.30 pres­so l’Auditorium del­la Bib­liote­ca Comu­nale di Ostu­ni. L’incontro, pro­mosso dal­l’U­ni­ver­sità delle Tre Età, rien­tra nel Prog­et­to ‘Atten­zione alla Cit­tà‘, final­iz­za­to alla val­oriz­zazione di Ostu­ni non solo come comu­nità atten­ta e avi­da con­suma­trice di lib­ri, ma anche come patria di autori di libri.
Il Prof. Bar­to­lo Anglani è sta­to docente di Let­ter­a­ture Com­para­te pres­so l’Università di Bari e in tale veste ha pub­bli­ca­to numerosi volu­mi e sag­gi. Per tut­ta la vita ha colti­va­to la scrit­tura let­ter­aria e scrit­to e manda­to in sce­na due commedie.
Durante l’incontro sono sta­ti let­ti e can­tati alcu­ni brani trat­ti dal­l’­opera, a cura del­la Prof.ssa Antonel­la Coluc­ci e di Fran­co Sozzi.
Per mag­giori infor­mazioni sul libro e sul­l’au­tore, clic­ca qui.

Rifer­i­men­ti: unitreostuni.it

Alcune immag­i­ni del­la presentazione:

 

Presentazione del libro “Annina Tragicomica” a Campagnano di Roma

Saba­to 13 gen­naio alle ore 17:30, pres­so la sala con­feren­ze del Polo Cul­tur­ale comu­nale di Palaz­zo Ven­turi del Comune di Cam­pag­nano di Roma, si ter­rà la pre­sen­tazione di Anni­na Tragi­com­i­ca di Viviana Scar­in­ci. Si trat­ta di un momen­to di grande impor­tan­za per il prog­et­to edi­to­ri­ale pro­mosso da Forme­bre­vi, nel­lo spir­i­to di una più ampia dif­fu­sione cul­tur­ale in sin­er­gia con le isti­tuzioni e gli oper­a­tori locali, pre­stando la voce del libro per atti­vare momen­ti di infor­mazione, for­mazione e parte­ci­pazione atti­va. Durante la ser­a­ta l’autrice Viviana Scar­in­ci, insieme alla cura­trice dell’opera Anna Maria Cur­ci e all’Assessore alla Cul­tura del Comune di Cam­pag­nano Gio­van­na Mar­i­ani, dialogher­an­no intorno ai temi del libro. Saran­no pre­sen­ti il Sin­da­co del Comune di Cam­pag­nano, Ful­vio Fiorel­li e il diret­tore del­la bib­liote­ca Comu­nale Dion­i­sio Moret­ti. Tut­to lo staff di Forme­bre­vi desidera ringraziare l’amministrazione comu­nale del Comune di Cam­pag­nano di Roma per aver reso pos­si­bile l’organizzazione dell’evento e l’Associazione Libel­lu­la di Morlupo per la con­tin­ua e frut­tu­osa collaborazione.
In occa­sione dell’evento di giorno 13 gen­naio, da oggi e per tut­ta la set­ti­mana, sarà pos­si­bile acquistare Anni­na Tragi­com­i­ca diret­ta­mente dal sito formebrevi.it ad un prez­zo speciale.

I “Pupazzi di pioggia” in libreria, trent’anni dopo Calvino

Gen­tili let­tri­ci e let­tori, siamo lieti di annun­cia­re l’us­ci­ta del dec­i­mo libro di Forme­bre­vi: Pupazzi di piog­giadi Bar­to­lo Anglani. Per lun­go tem­po lon­tano dal pub­bli­co, oggi è disponi­bile in una bel­lis­si­ma veste grafi­ca. Buona lettura!

La tra­ma
Cinque per­son­ag­gi – un Sig­nore Irre­qui­eto, un mag­gior­do­mo chiam­a­to Domani, una Sig­no­ra Gras­sa, un Com­menda­tore Dis­trat­to, un Gio­vane Timi­do – si imbar­cano per un viag­gio di piacere e di avven­tu­ra su una nave gui­da­ta da un Cap­i­tano e gov­er­na­ta da un mari­naio di nome Per­fet­to Imbe­cille. Ma il piacere e le avven­ture non ven­gono, per­ché un Imp­ie­ga­to dell’Agenzia Viag­gi ha truc­ca­to l’itinerario e con le sue strane istruzioni costringe la nave ad errare sui mari. I per­son­ag­gi si rifu­giano allo­ra nel rac­con­to di avven­ture immag­i­nar­ie. Ma, appro­dati su una cos­ta sconosci­u­ta, dopo aver scop­er­to che i per­son­ag­gi del rac­con­to inven­ta­to – il Re Incer­to VII e sua moglie la Regi­na Giu­bilosa, insieme con molti altri più o meno sec­on­dari – esistono davvero, finis­cono per rimanere impli­cati nelle loro storie.

Ascol­ta un estratto


Di segui­to, è pos­si­bile leg­gere un bra­no trat­to dal­la postfazione:

Trenta per fare cifra ton­da. A con­tar­li, qual­cuno di più. Com­in­ci­ai a com­porre i Pupazzi di piog­gia all’inizio degli anni Ottan­ta. In quell’epoca si scrive­va a mano, si bat­te­va a macchi­na, si cor­regge­va il dat­tilo­scrit­to, si rib­at­te­va… In certe ore del giorno e soprat­tut­to del­la notte non si pote­va lavo­rare per non dis­tur­bare vici­ni e famil­iari con il tic­chet­tìo dei tasti. Ave­vo ten­ta­to alcu­ni romanzi, pri­ma d’allora, e dopo aver ste­so un paio di capi­toli per cias­cuno mi ero sem­pre fer­ma­to. Ogni vol­ta mi ren­de­vo con­to che le pagine scritte non ave­vano alcun sen­so riconosci­bile ed era­no zeppe di citazioni di altri romanzi, di imi­tazioni, di orec­chi­a­men­ti. Evi­den­te­mente non ero ido­neo a creare un roman­zo vero e pro­prio. Dopo tre o quat­tro fal­li­men­ti, mi venne da pen­sare che tan­to val­e­va trarre par­ti­to da quei difet­ti, roves­cian­doli in oppor­tu­nità, e immag­i­nai un roman­zo che non solo non ave­va alcun sen­so ma si van­ta­va qua­si di non averne ed era costru­ito per gran parte con citazioni, dirette o indi­rette, da romanzi, rac­con­ti, rif­les­sioni altrui. Vis­to che non ero capace di uscire dai luoghi comu­ni, tan­to val­e­va intrec­cia­re una specie di sot­tisi­er che non si ver­gog­na­va di essere tale. In un émpi­to di autoe­saltazione feci il mio , ossia rac­con­tai l’incapacità di scri­vere e anzi di prog­ettare un roman­zo nel pieno sig­ni­fi­ca­to del­la paro­la in cui accadessero fat­ti, si muovessero per­son­ag­gi verosim­ili e il rac­con­to arrivasse dopo qualche peripezia a una qualche con­clu­sione. Tut­to si muove­va nel groviglio di una nos­tal­gia inap­p­a­ga­ta per un mon­do in cui le sto­rie era­no state sto­rie, i per­son­ag­gi era­no sta­ti per­son­ag­gi, i romanzi ave­vano avu­to un inizio, uno svol­gi­men­to e una con­clu­sione. Ave­vo trascor­so le migliori ore del­la mia vita, fin da bam­bi­no, immer­so nelle gran­di sto­rie dei gran­di scrit­tori, e non rius­ci­vo a capire per­ché improvvisa­mente quel mon­do si fos­se per­du­to e nes­suno più fos­se capace di ripro­durre quei mira­coli. Nes­sun nuo­vo Steven­son, nes­sun nuo­vo Mark Twain mi sti­mola­vano ormai a per­der­mi in una sto­ria fino a non per­cepire lo scor­rere del tem­po. Un prover­bio dice che a tavola non s’invecchia, ma io ho sem­pre saputo che è leggen­do che non si invec­chia per­ché durante la let­tura − a pat­to che essa sia capace di coin­vol­gere la total­ità dell’essere − il tem­po si fer­ma e anzi a volte arretra, e alla fine del libro il let­tore è diven­ta­to più gio­vane e certe volte è ridi­ven­ta­to bambino.
L’idea del tito­lo mi fu sug­geri­ta da una vignetta di Schulz in cui l’infernale Lucy chiede­va non ricor­do più a quale delle sue vit­time: «Hai mai prova­to a fare un pupaz­zo di piog­gia?» Mi venne in mente che la creazione di per­son­ag­gi veri o verosim­ili era un’operazione tal­mente dif­fi­cile da pot­er essere descrit­ta con quell’immagine: fare un pupaz­zo di piog­gia. Tut­ti son bravi a fare un pupaz­zo di neve: ma di piog­gia? Inca­pace com’ero di fab­bri­care veri pupazzi di piog­gia, avrei rac­con­ta­to la sto­ria di per­son­ag­gi rius­ci­ti a metà. Un bel giorno lessi il ban­do del pri­mo pre­mio Calvi­no. Con Ita­lo Calvi­no ave­vo avu­to un breve rap­por­to per l’edizione delle opere di Giammaria Ortes, ma ave­vo ritenu­to poco fine approf­ittare di quel­la conoscen­za acca­d­e­m­i­ca per amman­nir­gli la let­tura del mio roman­zo. Ero anche inti­mori­to del fat­to che Calvi­no, in un arti­co­lo appar­so sul­la «Repub­bli­ca» (e ora com­pre­so nel­la rac­col­ta delle sue opere) mi ave­va descrit­to, sen­za aver­mi mai incon­tra­to di per­sona, come una specie di eru­di­to appas­sion­a­to di scartafac­ci. E poi, pen­sa­vo, chissà quan­ti pac­chi di fogli riceve ogni giorno da aspi­ran­ti romanzieri! Per­ché aggiun­gere la mia tor­tu­ra alle altre? Dopo qualche mese il grande scrit­tore venne a man­care e il prob­le­ma si risolse bru­tal­mente e per sem­pre. Ma, quan­do sep­pi del con­cor­so inti­to­la­to a Calvi­no, decisi di parte­ci­pare con i miei Pupazzi, che inaspet­tata­mente entrarono in finale, con altri undi­ci romanzi, ma non ebbero il pre­mio per­ché quell’anno la giuria decise di non asseg­narlo. Così rimasi vinci­tore ex aequo in una com­pag­nia piut­tosto numerosa. 

Un’im­mag­ine di Ita­lo Calvino

Alcu­ni edi­tori, incu­riosi­ti, vollero leg­gere l’opera e dopo qualche mese mi risposero tut­ti di non poter­lo pub­bli­care. Alcu­ni sen­ten­ziarono che il roman­zo era decisa­mente brut­to e incom­pren­si­bile, e mi con­sigliarono di rin­un­cia­re defin­i­ti­va­mente alla let­ter­atu­ra; altri trovarono lo scrit­to bel­lis­si­mo, arguto, iron­i­co, intel­li­gente ma, quan­to a pub­bli­car­lo, affer­marono dolen­ti che non rien­tra­va nei pro­gram­mi e nel pro­fi­lo del­la casa editrice. Nes­suno lo definì un’opera media e deco­rosa che con qualche ritoc­co edi­to­ri­ale sarebbe potu­to diventare accetta­bile: o porcheria o cap­ola­voro, sen­za mezzi ter­mi­ni. Tut­ti però si accor­da­vano nel dec­retare che era impos­si­bile pubblicarlo.

 

L’au­tore

Bar­to­lo Anglani è sta­to docente di let­ter­a­ture com­para­te all’U­ni­ver­sità di Bari, e in tale veste ha pub­bli­ca­to numerosi volu­mi e sag­gi di crit­i­ca. Per tut­ta la vita ha colti­va­to la scrit­tura let­ter­aria. Ha com­pos­to e vis­to andare in sce­na due comme­die. Nel 2014 ha pub­bli­ca­to la rac­col­ta di rac­con­ti Cen­to modi per morire con l’ed­i­tore Sti­lo di Bari. Il roman­zo Pupazzi di piog­gia entrò in finale al pri­mo Pre­mio Calvi­no. L’au­tore si è deciso a pub­bli­car­lo dopo più di trent’anni.

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Premio Letterario Formebrevi — Aperte le iscrizioni alla Seconda Edizione

Regolamento

 1. Il Pre­mio
Il Pre­mio Let­ter­ario Forme­bre­vi viene asseg­na­to ad opere di poe­sia e prosa che si dis­tin­guano per la qual­ità, la pecu­liar­ità e la ricer­ca stilis­ti­ca. Le opere con le quali si parte­ci­pa dovran­no essere inedite, in lin­gua ital­iana e mai pre­mi­ate o seg­nalate in altri con­cor­si let­ter­ari. Il Pre­mio è dis­ci­plina­to dal pre­sente rego­la­men­to e si arti­co­la nelle seguen­ti sezioni:
Sezione A – Poe­sia Si parte­ci­pa invian­do una rac­col­ta inedi­ta di poe­sie per una lunghez­za min­i­ma di 250 versi;
Sezione B — Prosa Si parte­ci­pa invian­do un’opera inedi­ta in prosa, anche in rac­col­ta, a tema libero, per una lunghez­za mas­si­ma di 200.000 bat­tute (spazi inclusi);
Sezione C — Le forme del dire Si parte­ci­pa invian­do una rac­col­ta inedi­ta di “scrit­ture bre­vi” per una lunghez­za mas­si­ma di 50.000 bat­tute (spazi inclusi). Sono ammesse rac­colte di prose bre­vi e fram­men­ti filosofi­ci. Le opere con le quali si parte­ci­pa dovran­no pre­sentare uno spic­ca­to sen­so di ricer­ca e inno­vazione letteraria.

2. Modal­ità e ter­mi­ni di partecipazione
La parte­ci­pazione al Pre­mio è aper­ta a tut­ti col­oro che abbiano com­pi­u­to il diciottes­i­mo anno di età. Ogni con­cor­rente potrà parte­ci­pare ad una o più sezioni del Pre­mio.  È pre­vista una quo­ta di parte­ci­pazione di 10 euro per ogni opera proposta.
Il ver­sa­men­to potrà essere effettuato:
— a mez­zo bonifi­co ban­car­io intes­ta­to a: Asso­ci­azione Forme­bre­vi IBAN IT07T0301916701000008923102 Causale: Pre­mio letterario;
- con car­ta di cred­i­to o Pay­Pal, diret­ta­mente dal pul­sante sottostante: 

 

I soci già iscrit­ti all’As­so­ci­azione Forme­bre­vi per l’anno in cor­so, potran­no parte­ci­pare gra­tuita­mente. È nec­es­sario inviare i testi, uni­ca­mente a mez­zo e‑mail, entro la mez­zan­otte del 31 mag­gio 2018 all’indirizzo premio@formebrevi.it (in for­ma­to testo o pdf), corre­dati dal­la sche­da di parte­ci­pazione deb­ita­mente com­pi­la­ta e dal­la rice­vu­ta del ver­sa­men­to (entram­bi i doc­u­men­ti potran­no essere inviati con scan­sione dig­i­tale). Non saran­no pre­si in con­sid­er­azione testi per­venu­ti per pos­ta ordi­nar­ia, privi di sche­da di parte­ci­pazione e/o rice­vu­ta del versamento.

3. Giuria e Premi
La giuria è com­pos­ta dal­la redazione di Forme­bre­vi Edi­zioni: Lil­iana Bru­ca­to, Gio­van­ni Dumin­u­co, Lia Masel­li, Viviana Scar­in­ci. Il giudizio del­la giuria è insin­da­ca­bile e inap­pella­bile; ad essa spet­ta pro­nun­cia­r­si sui casi con­tro­ver­si e su quan­to non espres­sa­mente pre­vis­to dal pre­sente regolamento.
Per ogni sezione saran­no asseg­nati i seguen­ti premi:
Sezione A – Poe­sia — Al pri­mo clas­si­fi­ca­to, pub­bli­cazione dell’opera nel­la col­lana Poe­sia di Forme­bre­vi Edi­zioni e n. 30 copie del libro.
Sezione B – Prosa — Al pri­mo clas­si­fi­ca­to, pub­bli­cazione dell’opera nel­la col­lana Prosa di Forme­bre­vi Edi­zioni e n. 30 copie del libro.
Sezione C – Le Forme del Dire — Al pri­mo clas­si­fi­ca­to, pub­bli­cazione dell’opera nel­la col­lana Le Forme del dire di Forme­bre­vi Edi­zioni e n. 30 copie del libro.
La giuria si ris­er­va la pos­si­bil­ità di seg­nalare e pre­mi­are con ulte­ri­ori riconosci­men­ti gli autori meritevoli di men­zione, così come di non asseg­nare il pre­mio qualo­ra le opere per­venute non rispet­ti­no i req­ui­si­ti richi­esti. Il giudizio del­la giuria è insin­da­ca­bile e nes­suna sche­da di val­u­tazione ver­rà redat­ta per le opere non finaliste.

4. Dirit­ti d’Autore
Ai vinci­tori di cias­cu­na sezione ver­rà offer­to un rego­lare con­trat­to di edi­zione. I vinci­tori con­ce­dono il dirit­to di pub­bli­care l’opera nel­la rel­a­ti­va col­lana asso­ci­a­ta alla sezione di parte­ci­pazione per un peri­o­do di due anni. Alla sca­den­za dei due anni i dirit­ti d’autore torner­an­no di pro­pri­età dell’autore, sal­vo rin­no­vo del con­trat­to, da con­cor­dare pre­ven­ti­va­mente. In nes­sun caso all’au­tore ver­rà richiesto un con­trib­u­to per la pub­bli­cazione. Per ulte­ri­ori det­tagli è pos­si­bile scari­care il fac­sim­i­le del con­trat­to di edi­zione.

5. Pre­mi­azione
Le deci­sioni del­la Giuria saran­no rese note entro il mese di luglio 2018 con comu­ni­ca­to stam­pa e speci­fi­ca comu­ni­cazione agli inter­es­sati. Le moti­vazioni sul­la scelta delle opere vincitri­ci saran­no ampia­mente esposte nel­la cer­i­mo­nia di pre­mi­azione che avrà luo­go a Cal­tanis­set­ta nel mese di otto­bre 2018.

6. Dis­po­sizioni finali
La parte­ci­pazione al Pre­mio è sub­or­di­na­ta all’accettazione del pre­sente rego­la­men­to in ogni sua parte. Tutela dei dati per­son­ali: ai sen­si del D.Lgs. 196/2003 l’Associazione Forme­bre­vi dichiara che il trat­ta­men­to dei dati dei parte­ci­pan­ti al con­cor­so è final­iz­za­to uni­ca­mente alla ges­tione del pre­mio; con l’invio dei mate­ri­ali let­ter­ari, l’interessato acconsente al trat­ta­men­to dei dati personali.

Alle­gati da scaricare: 
Rego­la­men­to
Sche­da di partecipazione
Fac-sim­i­le Con­trat­to di Edizione

Seg­rete­ria organizzativa:
Asso­ci­azione Formebrevi
via Michelan­ge­lo, s.n. — 93100 Caltanissetta
premio@formebrevi.it | 329 8336456 | formebrevi.it


 

Del Premio Letterario Formebrevi

Nuove forme del­la paro­la, tra il lim­ite e i per­cor­si del sen­so, paro­la che diviene poe­sia e immag­ine, stru­men­to per accedere alle forme, por­ta­trice di quel seg­no che ani­ma i pro­ces­si del­la creazione e induce al dire, trasporne i vor­ti­ci sul bianco. 

Con la con­clu­sione del­la pri­ma edi­zione del del Pre­mio Let­ter­ario Forme­bre­vi si è dato vita ad un impor­tante e inten­so momen­to di con­fron­to e dial­o­go sul­la paro­la.  Rif­les­sioni e let­ture che han­no vis­to pro­tag­o­nisti i vinci­tori , More­na Cop­po­la e Mau­r­izio Cor­ra­do, dialog­a­re con Viviana Scar­in­ci e Gio­van­ni Dumin­u­co di Forme­bre­vi, in un per­cor­so comune di con­di­vi­sione ed espe­rien­za del fare let­ter­atu­ra, rimar­can­do l’im­por­tan­za dei lega­mi che ani­mano i pro­ces­si del­la pro­duzione culturale.

Premio Letterario Formebrevi — Cerimonia di Premiazione a Caltanissetta

Si ter­rà nel pomerig­gio del 7 otto­bre, alle ore 16:30 pres­so la sala degli ora­tori del Museo Trip­is­ciano — Palaz­zo Mon­ca­da di Cal­tanis­set­ta, la cer­i­mo­nia di pre­mi­azione del Pre­mio Let­ter­ario Forme­bre­vi, orga­niz­za­to dall’Associazione Forme­bre­vi e riv­olto ad opere inedite che si siano dis­tinte per la qual­ità let­ter­aria e la ricer­ca stilis­ti­ca. In ques­ta pri­ma edi­zione, alla quale han­no ader­i­to numerosi parte­ci­pan­ti prove­ni­en­ti da tut­ta l’I­talia, la Giuria del Pre­mio ha selezion­a­to i tre autori vinci­tori: per la sezione prosa, sarà pre­mi­a­to Mau­r­izio Cor­ra­do con l’opera “Appun­ta­men­to con l’Arcangelo”; per la sezione poe­sia, More­na Cop­po­la con l’opera “Sgor­bie e Mis­eri­cordie di Fratel­li Elet­tri­ci”; per la sezione “Le Forme del Dire”, Vin­cen­zo Liguori con l’opera “Dal Panopticon”.
I vinci­tori ricev­er­an­no il con­trat­to di edi­zione e la pub­bli­cazione delle opere nelle rispet­tive col­lane di Forme­bre­vi Edi­zioni. Alla cer­i­mo­nia di pre­mi­azione saran­no pre­sen­ti la scrit­trice Viviana Scar­in­ci, redat­trice di Forme­bre­vi e l’artista di fama inter­nazionale Tarshito.
Il Pre­mio Let­ter­ario Forme­bre­vi, così come tutte le inizia­tive dell’Associazione Forme­bre­vi, è com­ple­ta­mente autofinanziato.

Viviana Scarinci, La rottura dell’argine

La tragi­com­me­dia è un tipo di com­pon­i­men­to nel quale a vicende gravi e dolorose pro­prie del­la trage­dia fan­no con­trasto spun­ti e pro­ced­i­men­ti pro­pri del­la com­me­dia. Tale mescolan­za gen­era spes­so dei risul­tati sor­pren­den­ti sia dal pun­to di vista nar­ra­ti­vo che da quel­lo lin­guis­ti­co. Si inquadra in ques­ta modal­ità Anni­na tragi­com­i­ca, ter­zo libro di poe­sia di Viviana Scar­in­ci autrice tan­to poliedri­ca quan­to anti­con­ven­zionale. Nel­la poe­sia con­tenu­ta in questo suo ulti­mo libro Scar­in­ci vede una sor­ta di riven­di­cazione sui gener­is “la poe­sia può riven­di­care il dirit­to di ognuno ad ascoltare parole diverse da quelle che si aspet­ta”. Anna, in ques­ta tragi­com­me­dia che si situa tra prosa e poe­sia, è l’altra da sé, in ogni caso un’identità fem­minile “in feb­brile atte­sa di tutte le parole che non sono state anco­ra pen­sate” per definir­la. “Parole che ven­gono dal bas­so, dall’esperienza che di pri­mo acchi­to è sem­pre muta, piut­tosto che dall’alto, di uno scopo o da un sapere che sa già il fat­to suo per­ché cod­i­fi­ca­to in modo ine­ludi­bile» scrive Scar­in­ci nel­la post fazione.


Come affer­ma Anna Maria Cur­ci nell’introduzione a questo libro: “Anni­na si oppone alla rin­un­cia e al sof­fo­ca­men­to, alla men­zogna trav­es­ti­ta con gale e mer­let­ti, al trafu­gare, per dis­trug­ger­li, i reper­ti. Sta, impert­er­ri­ta eppure con­sapev­ole del ris­chio fatale, «molto vici­no al bor­do», fru­ga, un po’ Antigone e pur sem­pre Anna (sorel­la Anna?) tra «queste alture brulle» e intan­to pen­sa «dovrebbe cer­care tra il coc­ciopesto, i des­ti­natari di ques­ta maledi­zione». Possiede, la sua ricer­ca, un fon­do e un fon­da­men­to prezioso, trascu­ra­to da molti: «Fre­mono gli ogget­ti spiati, sot­to l’universo che li igno­ra.» e, aggiun­go io, se la ridono di qual­si­asi cat­a­logazione, ché etichet­tar­li come “ver­si” o “prosa””. Quel­li di Scar­in­ci sono ver­si che denun­cian­do il loro con­tin­uo legame con la prosa e con la com­po­nente sag­gis­ti­ca che ha sem­pre con­trad­dis­tin­to la scrit­tura di ques­ta autrice, rac­con­tano da capo più di una vec­chia sto­ria ma cer­can­do parole nuove per dirla.