Categoria: Somelli

Sotto l’ombra, di Lorenzo Somelli

Dal­la pre­fazione, a cura di Gian­car­lo Alfano.

La poe­sia di Loren­zo Somel­li è, si direbbe, poe­sia sit­u­a­ta. Geografi­ca­mente sit­u­a­ta, innanz­i­tut­to. E stori­ca­mente sit­u­a­ta. Ma soprat­tut­to sin­go­lar­mente sit­u­a­ta.
Quan­to alla dimen­sione spaziale, Sot­to l’ombra pre­sen­ta al let­tore una rasseg­na di luoghi qua­si fisi­ca­mente pre­sen­ti, che sem­bra di riconoscere per aria di famil­iar­ità. Cer­to, non ci sono prove tes­tu­ali che la «piaz­za» da cui svet­ta «l’obelisco, altissi­mo» sia san Domeni­co o il Gesù, e nul­la con­fer­ma che la «cit­tà spos­sa­ta»
dall’«afa fer­ma» sia Napoli, ma l’insistenza geografi­ca del­la realtà parteno­pea, con la vic­i­na pre­sen­za del mare e l’affollamento delle strade durante il Natale, e sem­mai anche le espo­sizioni di Kounel­lis, e comunque la sua tipi­ca den­sità sen­so­ri­ale, soprat­tut­to acus­ti­ca, per­me­tte di col­lo­care men­tal­mente i com­pon­i­men­ti di Somel­li, pri­ma anco­ra che i quat­tro testi in napo­le­tano cer­ti­fichi­no la pre­sen­za del­la cit­tà anche al liv­el­lo lin­guis­ti­co, o che l’apparizione del­la topono­mas­ti­ca ne cir­co­scri­va l’ambientazione («dai Tri­bunali a Mon­te­san­to a pie­di», p. 86).
Ma
Sot­to l’ombra è sit­u­a­to anche dal pun­to di vista stori­co, giac­ché i com­pon­i­men­ti sono cir­co­scrit­ti den­tro l’arco del­la vita del poeta, con l’apparizione fugace dei «gio­cat­toli» (anzi dei loro
«occhi») infan­tili (
L’amore che sai) o del «nascondi­no» (Sonet­to muto), con un rifer­i­men­to al «mil­len­ove­cen­tot­tanta­c­inque» di un det­taglio umano a mar­gine di un effer­a­to caso di cronaca (L’opera di mis­eri­cor­dia), con il richi­amo ai «ven­ti anni» del­la vita gon­fia di sé, con il testo di anniver­sario in cui si cel­e­bra­no i (pro­pri) Quar­an­ta (anni) di fronte alla Sto­ria del potere e del­la sof­feren­za altrui.
Ed è qui che si pone il ter­zo e più pro­fon­do liv­el­lo del­la situ­azione di Sot­to l’ombra. Che è quel­lo in cui il pre­sente (ram­mem­o­ra­to o ri-vis­su­to) diven­ta istan­za poet­i­ca, for­ma stes­sa del­la poe­sia. L’evidenza appare mas­si­ma quan­do il tema è eroti­co, con il dominio cav­al­can­tiano (la citazione di Don­na me pre­ga: «Vien da vedu­ta for­ma» in Le not­ti severe) o dan­tesco delle ‘pet­rose’ (La stan­za com­i­ca, sfrontata­mente ded­i­ca­ta all’Alighieri), ma non si faticherebbe a trovare trac­cia di ques­ta spin­ta del pre­sente come situ­azione del sogget­to poet­i­co anche in com­pon­i­men­ti più ‘descrit­tivi’: il Natale in cit­tà, o una visione met­ro­pol­i­tana o la memo­ria di un’ebrezza esti­va.
Di qui la duplice ten­den­za met­ri­ca del­la poe­sia di Somel­li: che da una parte indulge a forme aperte, sem­mai con ver­si bre­vi che tagliano rapi­di il det­ta­to; men­tre dall’altra fre­quen­ta in maniera insis­ti­ta il sonet­to, var­ian­done, cer­to, in più modi la dis­po­sizione dei ver­si ma comunque corteggian­done l’ideale ‘chiusura’ for­male.
L’istanza del pre­sente si riv­ela insom­ma una for­ma di resisten­za almeno quan­to è una espres­sione di risen­ti­men­to, nell’epoca in cui l’io del poeta (qualunque poeta) per pot­er­si dire deve fron­teggia­re i flus­si (a par­tire dal flux de con­ner­ie del mon­do comu­nica­ti­vo), sapen­do però di essere a pro­pria vol­ta flu­i­do, se non evanes­cente. La doppia evo­cazione di Rim­baud affi­an­co a Goz­zano è forse la per­fet­ta sin­te­si di una poe­sia tan­to con­sapev­ole quan­to ani­ma­ta da una urgen­za che vuole essere-pre­sente. E che in questo modo riesce a far­si mem­o­ra­bile anche per il let­tore.

L’au­tore
Loren­zo Somel­li
(Napoli, 1974), inseg­nante, pro­mo­tore del­la let­tura. Dot­tore di ricer­ca in Filolo­gia mod­er­na, ha col­lab­o­ra­to con la “Riv­ista di Stu­di Dan­teschi” dal 2001 al 2005. Ha scrit­to su Dante, su Gior­gio Caproni, su San­dro Pen­na.

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